La Segale antica avvolta dal gelo

A novembre inoltrato si attende ancora la neve in quota, finora è scesa solo fin sopra i 1700 metri s.l.m.

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Sotto quell’altitudine i terreni spogli sono gelati, l’acqua dentro la terra è ghiacciata e ha compattato il substrato e, nelle zone dove non batte più il sole, i fili di quest’erba sono ricorperti da uno strato di fresca brina.

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In alcuni punti del campo abbiam spuntato un po’ i “capelli” della Segale, con forbici da giardino così, nella rinascita primaverile, dallo stesso seme partiranno 3-4 fusti, in modo che da un germoglio più spighe!

Senza l’apporto dell’essere umano, solitamente, quest’attività è svolta dagli ungulati, difatti sono evidenti impronte di capriolo e Segale brucata.

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La tag della bestia è rimasta impressa, fissata dal gelo e la Segale smangiucchiata attende inerme la neve che la ricopra.

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La guardiana del campo custodisce questa visione onirica prima di scappare via e rifugiarsi al tepore della stufa…

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