La raccolta delle patate della Biodiversità Alpina 2014

Autunno, periodo di foglie caduche, di colori intensi e di raccolta. Ecco a voi la raccolta delle Patate della Biodiversità alpina del 2014.

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L’appuntamento era nelle vicinanze del paesello di Calstelvetro, frazione situata poco più in basso di Teglio, l’antico borgo ove risiedevano i Signori della Valle Tellina.

Riscaldati dal lavoro e dal sole battente sul versante Retico, zona esposta a sud e nota per la fertilità dei suoi terreni solatii, con alcuni amici e Patrizio ci diamo da fare con entusiamo e caparbietà.

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S’inizia con il tracciare il solco con il vomere applicato al motocoltivatore poi, muniti di rastrello o meglio se di apposita trienza piegata, una sorta di forcone curvato ad hoc, si smuove il mucchio di terra creato, prima all’interno del solco, in seguito nella parte esterna e ci si china a raccogliere le benedette patate.

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Grazie alle maestria degli insegnamenti di Patrizio, l’attività prosegue senza intoppi, muovendo le mani nella terra, umida e fresca, chinandosi a ogni tubero, intravisto anche solo di sfuggita, e chiaccherando sulle particolarità che stavamo cogliendo, o taciturni, ascoltando la maestosità dei suoni della terra smossa e in continuo movimento.

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Tali patate sono da semina, coltivate, per quest’anno, senza concime (ovviamente sarebbe stato naturale…), sono Otto settimanelle, Parli, Wiesner di Wiesen, Blu di Svezia, Desiree, Verrayes, tutte varietà autoctone delle vallate alpine, qui moltiplicate per poter, in futuro, distribuire e incrementare la produzione.

Ogni tipologia di questi tuberi è contraddistinta da peculiari trame cromatiche, caratteristiche forme, diversi tempi di cottura e tipici aromi e gusti al palato.

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La grande ma anche la piccolissima distribuzione, post-boom economico, le ha scartate per vari motivi, tra i quali, gli occhi incavati che rendono difficoltosa una pelatura rapida e uniforme, un vero cruccio per aiutanti cuoco e ristoratori; si può facilmente risolvere il problema spazzolando, raschiando e sciacquando semplicemente la buccia, godendo così delle loro proprietà e sagome. Questa e altre cause, come la non grandissima produttività, hanno fatto sì che, negli ultimi decenni, siano state tralasciate queste colture che, solo pochi temerari, hanno portato e stanno portando avanti.

Il sole è calato dietro le Orobie e l’aria fresculina sale dal fondovalle, si raccolgono le ultime patate della giornata, che vengono portate, in cassette, per la scelta e lo stoccaggio nella Patatoteca.

Da lì usciranno solo per essere cucinate, riscaldandoci con i loro sapori durante l’inverno, e, le reduci, rivivranno dopo la semina della primavera che verrà.

3 pensieri su “La raccolta delle patate della Biodiversità Alpina 2014

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