Decantando una passaggiata nei dintorni di Teglio

Tornando da Teglio, scendendo in direzione Pila, tra terrazzamenti coltivati e abbandonati, ruderi negli antichi borghi, storia, natura, cultura e religione.

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Da Teglio vi sono innumerevoli sentieri e mulattiere che conducono, passando per i terrazzamenti, al fondovalle. Gli scenari sono molteplici, dapprima è evidente l’impatto paesaggistico del gelido, oscuro e fascinoso versante orobico che, di là dal retico ove siamo, nelle giornate invernali soleggiate, si vede a fatica o solo coprendosi gli occhi a mo di “marinaio che scruta l’orizzonte”.

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Subito sotto la caparbia rupe su cui s’erge la Torre de li beli miri si trova il primo terrazzo, purtroppo abbandonato ma che una volta, grazie all’opera antropica, produceva uve tipiche. Sono ancora visibili le antiche strutture palizzate dei filari, ora crollati a terra, così come le piante di vite che, senza un’adeguata cura, sono rinsecchite e incurvate su loro stesse. Betulle di dieci-quindici anni hanno preso il posto delle vigne; il tutto sopravvive poggiato e sostenuto dai muri in pietra a secco, che reggono a fatica la forza propulsiva delle radici delle piante, roccia e radici uniti in una stretta vitale.

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Proseguendo lungo la via s’incontrano scene simili ma mai uguali, pietre impilate, piante varie, campi in preda all’incuria, vigneti ben tenuti, imponenti ruderi e portali ancestrali, un incanto di forme e colori.

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Esempio di paese fantasma è la via centrale dell’ex-abitato di Cà Branchi, maestose case d’altre epoche s’ergono ai lati della stretta strada che lo attraversa, queste mura sono intrise di vita quotidiana d’un tempo passato, sprigionano un’intensa energia atavica meritoria d’essere tramandata, in cui smarrirsi e ritrovarsi in una profonda lode ai nostri antenati.

Da lassù, la Torre di Teglio custodisce questo svariato spettacolo che gli uomini troppo spesso non notano.

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