Vieni che ti insegno a “pudà, rizzà e stagnà”

Durante l’inverno c’è tempo per riflettere, riordinare la dispensa, potare e insegnare a  potare.

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Alcuni interessati mi hanno chiesto se fosse possibile partecipare alla mia raccolta fondi per il recupero di vigneti abbandonati (http://buonacausa.org/cause/recupero-vigneti-in-valtellina), senza  il versamento effettivo di danaro ma mediante il loro aiuto nei lavori agricoli in cambio d’insegnamento.

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Così, per ora già tre aiutanti, Paolo, Stephen e Stefano, ognuno con alle spalle la propria storia e le personali motivazioni, sono accorsi a seguire le “lezioni”.

Nessuno di loro aveva mai praticato quest’attività, dapprima si è iniziato con vere e proprie lezioni teoriche in vigna. I banchi di scuola sono state le piante di un vigneto abbastanza trascurato, i testi di studio erano le ore in cui, al gelo invernale di Piateda, mostravo le caratteristiche delle spettrali vigorose viti e le forbici erano le penne con cui scrivere le nostre trame su quei vecchi legni sempre vivi.

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Per quanto concerne la potatura (il pudà), i passaggi sono stati molteplici. Dopo aver spiegato le basi della vegetazione della vite, soffermandoci sulle peculiarità riguardanti i vitigni sotto osservazione, ossia Ciauenasca, Rossola, Pignola ecc, siamo passati alle prove pratiche, in cui ognuno, su filari diversi, testava quanto appena appreso.

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Si proseguiva parallelamente, mentre si eseguiva la potatura cercavo di adempiere il più possibile alle domande degli aiutanti, mostrando loro come varia l’approccio da avere nei riguardi di ogni pianta, poichè ogni vite ha una sua personalità, pare simile ma è sempre diversa dalle altre!

Mio intento era di ringiovanire le piante di quest’ultima vigna recuperata, insegnare i principi della potatura tipica valtellinese, con due, tre ma anche quattro cöp (tralci di un anno), successivamente piegati, ritorti su loro stessi e legati a formare il classico archetto caratteristico della nostra zona, e di passare successivamente alla spiegazione e applicazione delle forme di potatura che sto sperimentando.

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Una volta apprese le fondamenta della potatura, dopo qualche settimana, si è potuto passare alla fase successiva, dato che i pali, i fili di ferro e la struttura del filare necessitavano di una migliore sistemazione. Tale assetto servirà poter sorreggere adeguatamente il peso delle viti e per ampliare la controspalliera, su cui i futuri germogli potranno svilupparsi bene, ricevendo maggiore luce e facendo sì che vi sia una corretta aerazione dei giovani rami durante la breve estate valtellinese.

Quindi, muniti di pali nuovi, ascure, fili di ferro, tenaglie e soprattutto del palfér, si segue il “maestro” che insegna a stagnà.

A stagnà ci si scalda anche se fa freddo, è una perfetta attività invernale, valida sostituta della palestra!

Poi si passa alla brillante arte della legatura (il rizzà), ovviamente ai miei prodi aiutanti verrà insegnato il metodo del scialésc, il nodo eseguito roteando i rametti di salice. Poichè, purtroppo, se ne parla raramente, mi trovo costretto ad autocitarmi: https://camminarecontrovento.wordpress.com/2015/01/17/elogio-ai-scialesc-unarte-da-tramandare/.

L’anno è lungo e i lavori nella vigna sono numerosi e diversi, vedremo se riuscirò a diffondere ed appassionare ulteriormente gli interessati.

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8 risposte a "Vieni che ti insegno a “pudà, rizzà e stagnà”"

  1. Proposta: pudà, rizzà e stagnà…..instreaming!!!11!!!111 😉
    Perchè non fai delle mini video-lezioni, ti fai riprendere nelle operazioni principali cosi posso fare un videocorso a distanza che poi applicherò sulle famosissime viti del new england!

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  2. Intanto ti faccio i complimenti per il tuo lavoro e per questo blog, sperando prima o poi di passare a trovarti :). Faccio tutt’altro nella vita ma il mondo dell’agricoltura mi incuriosisce molto, sto imparando su un piccolo orto, il discorso sui semi che fai in un altro post è molto interessante!

    Piace a 1 persona

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