Decantando una passeggiata nei dintorni di Bondone

camminare controvento (in Valtellina)

Elogio di una sortita orobica nel territorio di Teglio, tra Moia e Bondone passando per le rovine dei Gioz.

988848_10205875628315968_1686356465715859339_n10906075_10205875718758229_3709059765817192943_n

Il versante delle Orobie valtellinesi rimane, per lunga parte dell’inverno, un luogo abbandonato, silenzioso, tranne per il brulicare degli animali, e oscuro. Questa zona, esposta quasi totalmente a Nord, è spesso trascurata dall’uomo, così come dal sole che, per mesi, non batte su piante e suoli orobici quindi, qui, in questa stagione, si vive di luce diffusa che illumina le opposte Alpi Retiche e la zona di Teglio.

1601590_10205875629435996_8091325858811069729_n10428647_10205875633836106_3478504440964821873_n

Dalla località Moia di Carona, sita a circa 1100 metri s.l.m., si sale, seguendo antiche vie, tracciate da uomini e bestie, tra i boschi dove, remoti nuclei di case, sono ora avvolti da ortiche e giganteste piante che hanno fenduto i muri con le loro radici. Poco oltre l’abitato s’intravedono le rovine dei Gioz, presumibilmente importante familia locale, date le costruzioni…

View original post 291 altre parole

Annunci

Semina Patate Blu di Valtellina (quelle vere!) e altre varietà alpine

Seguendo gli incostanti ritmi del clima, nella prima decade di aprile, abbiamo messo a dimora le Patate della Biodiversità Alpina.

bluvaltellina11018163_10206552839885834_5299044794350859682_n

La Patata Blu di Valtellina è un tubero adattato al clima, terreno e tecniche colturali valtellinesi negli ultimi secoli. Non vi sono tracce storiche emblematiche sulla sua diffusione, è probabile che la gente qui, tempo fa, fosse più interessata a procacciarsi il cibo che a narrarne storia e  provenienze.

Presumibilmente si tratta di una patata modificata del ceppo delle blu/viola delle Ande peruviane e che, proprio nella Valtellina montuosa, abbia ritrovato condizioni simili a quelle ancestrali per essere riprodotta, consumata e moltiplicata.

11150201_10206552743323420_5201155927042847199_n11138563_10206552841165866_2037878322071625602_n

Ne abbiamo semitate 10 kg, provenienti dal vicino Ticino, ebbene sì, queste peculiarità delle nostre zone, sono tutelate (per fortuna!) da una Fondazione svizzera, Pro Specie Rara, che ha, nella sua banca dati dei semi, questa e altre peculiarità originariamente coltivate in Valtellina.

11050144_10206552742123390_3775300409338427176_n11156301_10206552741723380_4908206986536265219_n

Con un gruppo di fedeli aiutanti, con cui vi è uno scambio reciproco, si sono messe a dimora le giovani patate con metodi tradizionali in un terreno recuperato dall’abbandono, dopo dieci anni di incuria e rovi!

11150899_10206552842525900_6528896167633296968_n10355804_10206552818805307_1717280081657565175_n

La terra, nuovamente fertile, è stata mossa e pacciamata prima delle nevicate invernali, successivamente ri-mossa, aperta dai solchi (direzione sud-nord, verso il cielo!), e lasciata libera di agire indisturbata. Ora s’attende solo una bella piovuta!

17425_10206552838565801_453681783081047428_n1549346_10206552810325095_4050945054257065102_n

Accanto alle Blu di Valtellina sono state adagiate nel terreno altre Varietà antiche delle Alpi, la Patata Parli, la Otto settimanelle, la Blu di Verrays, alcune Blu di Svezia e le Wisner di Wiesen.

Pare superfluo ribadirlo, ma queste antiche varietà sono caratterizzate, oltre che da storia, colore e forme differenti, da diversi sapori, gusti, odori, tempi di cottura e adatte e diverse possibilità in cucina, una delizia di intense sensazioni per i nostri palati.

Un mondo da ri-Scoprire!

La Rinascita primaverile della Ciauenasca

Tra la fine di marzo e i primi di aprile, le viti valtellinesi, indipendentemente su quale versante della Valle siano, iniziano a germogliare!

11149272_10206558628310541_8515337461664810669_n11150365_10206558628270540_7242538848033554871_n

Dalle Alpi Orobie alle Retiche, lungo e attraverso il fondovalle, in questo periodo dell’anno, una miriade di minuscoli abbozzi verdi e lanosi spuntano dalle gemme e colorano tenui i paesaggi.

11078212_10206558619950332_2303785829267974126_n

I vitigni tipici della Valtellina fanno parte del ceppo genetico del Nebbiolo, una pianta che buta (germoglia) precocemente e che per maturare ha bisogno di più tempo degli altri vitigni. Insomma, inizia presto e termina tardi.

Il tepore delle roccie e la lanuggine che li avvolge, proteggono i fragili germogli dagli abbassamenti improvvisi di temperatura, mercoledì 8 aprile la minima è scesa di 6 gradi sotto lo zero sul fondovalle.

Alcuni già s’aprono e s’intravedono le forme primordiali delle prime foglie, del sottile fusto e alcune gemme di controcchio (ogni gemma della vite racchiude in realtà 3 gemme, quella centrale è fertile e le due laterali no, sono la salvezza della pianta allorchè la principale subisca dei danni), che partono inseguendo la gemma pronta.

I germogli, da ovunque partono, si piegano rapidamente verso il cielo, inseguendo la preziosa luce del dì e, durante la notte, si fanno cullare racchiusi nel sacco a pelo vegetale.

http://buonacausa.org/cause/recupero-vigneti-in-valtellina

Ripresa vegetativa della Segale endemica di Valtellina

Sono i primi dì di aprile 2015 e la Segale autoctona tellina, seminata nell’ottobre scorso, ha varcato l’inverno in quota e sta ripartendo nel suo ciclo vegetativo.

10422545_10206510701112391_5018027330060611265_n10255749_10206510701592403_617943821604676960_n

Protetti da neve prima e poi alcune foglie caduche del passato autunno, i germogli raddrizzano lentamente le loro membra verso la luce, godendo delle tiepide giornate primaverili.

11011006_10206510700592378_228423134480786416_n10423879_10206510703672455_298324737341570194_n

Il paesello alpino limitrofo a dove sorgono i campi e spopolato, rinascerà con suoni e rumori delle attività umane solo a giugno inoltrato, nel mentre s’odono in lontananza brulicare di ungulati o forse di qualche ghiotto (di Segale) cinghiale.

11146650_10206510671271645_5937532832047904731_n11138494_10206510681471900_7794353969901945504_n

L’aria mattutina è spesso d’un gelo tagliente, in questo periodo, riverberi dell’inverno appena trascorso fanno capolino, a folate improvvise.

Solitamente la Segale è robusta e resiste a gelate ben più intense, quindi continueremo a seguirla attenti nel suo sviluppo futuro.

10982136_10206509237715807_1202628592196802103_n1511014_10206509237675806_8921876260126115830_n

Del resto, avevo seminato un minuscolo appezzamento sperimentale sul fondovalle nello stesso periodo, la Segale valtellinese non è alta solo 4-5 cm come a 1100 metri di quota ma bensì 40 cm abbondanti, sarà lo squilibrio climatico, sarà quel che volete ma anche qui giù pare crescere bene…

Elogio ai SCiALèSC: un’arte da tramandare

camminare controvento (in Valtellina)

Dedicato a coloro i quali utilizzano ancora i rami di salice per legare piante, fili di ferro, pali e tralci.

10926393_10205905555984141_8571986725131665349_n10917109_10205905568824462_5809143613351130937_n

Avevo all’incirca quindici anni quando, malvolentieri, mi recavo nella vigna per aiutare i nonni durante la potatura invernale (pudà), la messa in posa di pali e fili di ferro (stagnà) e la legatura delle viti alla struttura (rizzà).

Ogni vigna che si rispetti, nel sua zona umida, ha almeno uno o due salici (scialèsc) a cui, una volta sistemate le piante di vite e i filari, si tagliano i rami di un anno e si utilizzano totalmente per rizzà la vigna.

10409230_10205905528743460_641823673129337836_n10246591_10205905541463778_4344286306307113282_n

Questa tecnica ha sicuramente origini remote e il scialèsc, con i suoi scialìscii, si adatta ottimamente a quest’opera, con un nodo che, nel migliore dei casi, regge anche per due o tre anni.

10922507_10205905531103519_1062012983058108364_n10917358_10205905540303749_38508905578596645_n

Il nodo è fatto stringendo tra…

View original post 152 altre parole