Vieni che t’insegno a “Sgarzulà”

I germogli verdi primaverili della vite necessitano, in questo periodo, di una scelta da parte dell’uomo…

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“Vieni che andiamo a sgarzulà(SGARZULà sta per “la potatura verde della vite”), mi dicevano i miei nonni, Marcello prima e Gianni poi, quando, il primo tepore primaverile, aveva fatto ripartire la vita nei vigneti.

Con mani dure e scalfite dai lavori, dato che per loro i guanti non sono mai esistiti (de fan cusè?!), iniziavano ad accarezzare la parte basare del vecchio tronco di vite per togliere le rogne, i succhioni che ogni anno pullulano tra la grinzosa corteccia e le antiche gemme dormienti.

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Quindi come andavano a intervenire loro, interveniamo noi, eliminando i germogli di troppo e lasciando l’indispensabile, di certo una “ripresa vegetativa” nella parte adatta del tronco, solitamente all’esterno nella struttura della pianta, ad una altezza di circa 50 cm da terra, se è spuntato qualcosa lì, così da poter ristruire la pianta stessa, all’evenienza, senza dover attendere troppe annate.

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Poi si sale lungo lo sviluppo della vite, si percepisce lo scorrere delle linfa, se  cercate di sentirla, vi passa tra le mani e diviene un tutt’uno con il vostro sangue…

Con un semplice ma secco e preciso tocco di dita si staccano i butti indesiderati, anche sull’eventuale parte del tronco orizzontale, se presente.

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Giunti sul ramo lignificato dell’anno precente, quello che compie l’opera di capo a frutto dell’annata in corso, dal quale gettano i nuovi tralci erbacei produttivi, troviamo saltuariamente dei germogli doppi o tripli che dipartono dalla stessa (apparentemente) gemma  che, per squilibri ormonali-genetici, si liberano contemporaneamente.

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Scrutiamo attentamente i due germogli paralleli, senza mai perdere l’attenzione, ve ne sarà sicuramente uno fertile, solitamente quello centrale (se sono tre, uno dalla gemma principale e due dalle gemme di controcchio), che presenta dei minuti mini-grappolini che non son altro che i boccioli fiorali, che andranno poi a schiudersi, aprendosi nei micro-fiori, primordio degli acini d’uva!

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In tal caso, andremo a togliere il germoglio in cui il grappolino è appena abbozzato o trasformato completamente in viticcio;liberiamo la pianta dal ramo d’ingombro e lo gettiamo a terra dove ritornerà utile come pacciamatura, aumentando la fertilità naturale del suolo.

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Svolgere un’adeguata potatura verde consente, al vigneto, di massimizzare la circolazione d’aria trai tralci (temibile fonte di ristagni d’umidità, quindi di dannate muffe non nobili!), esporre la maggior superficie fogliare possibile, che consente di captare più luce solare e, oltretutto, di una crescita più rigogliosa, ordinata e d’agevole controllo dei rami produttivi.

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Meno parte vegetativa sulla vite corrisponde, inoltre, a una minor diluizione dei fluidi contenuti nei trattamenti, così da ridurre estremamente l’utilizzo dei fitofarmaci.

PER CHI VOLESSE O POTESSE SUPPORTARE LE MIE ATTIVITà:

http://buonacausa.org/cause/recupero-vigneti-in-valtellina

o

http://buonacausa.org/cause/coltivare-semi-antichi-di-valtellina-terrazzamenti

GRAZiE!

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gli aromi di un orto ribelle…

Tellincamuno

IMG_3455“Bellezza delle piante − i soli esseri viventi in questo universo che non producono rumore né rifiuti”

Molteplici volte in altri articoli ho elogiato le erbe aromatiche, arricchiscono l’orto e il cibo, creano barriere naturali, associate agli ortaggi ne migliorano il gusto e li difendono dalle malattie e dai parassiti, allontanandoli, o addirittura attirandoli per distoglierli dalle nostre colture, e richiamando insetti utili e impollinatori. oltre ad essere semplici da coltivare, non richiedono molte cure, molti nell’orto le tengono separate dai loro ortaggi, coltivandole in aiuole distinte, io le coltivo ovunque in tutta l’aIMG_3890rea…l’orto è anche un esperienza olfattiva, camminare tra le nostre piante sfiorandole e allungando la mano per stroppicciarne le foglie, sprigionandone così le loro fragranze, una gioia dei sensi.

Al primo posto della mia classifica sicuramente c’è il dragoncello, della famiglia IMG_3884dell’artemisia, utilissimo nell’orto, si associa a tutte le piante, ha un gusto deciso, ottimo per…

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Semina dell’Orzo distico di montagna e del Frumento alpino

Avevamo a disposizione circa 3000 metri quadrati di terreni, tra incolti e prativi, e…

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… durante l’inverno, approfittando del minor quantitativo di vegetazione, si è iniziato a tagliare erbe infestanti, a estipare rovi e alcune piante cresciute negli anni dell’abbandono.

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Questa enorme massa di scarti vegetali, invece che bruciarla o spostarla altrove, è stata rastrellata e ammucchiata ai lati dei campi, dove siamo intervenuti per muovere la parte superficiale del terreno con un motocoltivatore munito di fresa e, in seguito, con l’aratro rotativo di Patrizio (https://raetiabiodiversitaalpine.wordpress.com/chi-siamo/), davvero una bella invenzione!

Dopo aver smosso la terra, terra ricca, morbida e fertilizzata naturalmente dopo anni e anni in cui l’uomo l’aveva, finalmente, dimenticata(!), ora siamo tornati noi a goderne i frutti e, durante il gelo invernale l’abbiamo ri-coperta con lo strato di residui tagliati in precedenza che hanno svolto il loro importante compito coprente e pacciamante.

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Il riflessivo inverno ci ha lasciato il tempo per decidere cosa andarci a seminare nella primavera successiva, si è scelto l’Orzo distico del Vallese, uno dei pochi orzi di montagna antichi rimasti e il Frumento Fiorina Biosuisse, un grano tenero tipico delle Alpi e originario della vicina Val Poschiavo.

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Una volta recuperate le sementi certificate è impossibile resistervi e non infilare mani e braccia all’interno della miriade di semi!

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Così, a marzo inoltrato, con dei fidati aiutati e gli amici di Orto tellinum (https://www.facebook.com/ortotellinum), si sono interrati i resti delle sterpaglie usate come pacciamatura invernale e ci si è divertiti con la semina dei grani antichi.

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Lancio dei semi effettuato a spaglio creativo e successivamente una rapida passata con la fresa per sotterrare il ben di Dio e proteggerlo dagli uccelli interessati.

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Messi a dimora i semi, i presenti, si sono dilettati in una danza propiziatoria esortando la pioggia ma che non ha sortito gli effetti desiderati nel breve periodo, difatti ha piovuto dopo un mese circa, forse abbiamo sbagliato qualcosa del rito!

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Poi la pioggia giunse e ora chissà…

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Seguiteci per aggiornamenti!

I germogli del Mais antico e delle Patate blu di Valtellina

Strano aprile questo appena passato, senza pioggia e con siccità ferragostiana ma…

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… Le ultime precipitazioni hanno ridato vita al terreno scaldato da temperatura sopra la media e, dalla brulla terra, sono spuntati i primi germogli!

I primissimi a comparire sono quelli delle Patate blu di Valtellina, messe a dimora precedentemente al Mais antico.

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Timidamente, i germogli di Mais spinato nero di Esine e il Rostrato rosso di Valtellina, si fanno largo tra pietre e residui di pacciamatura e ci mostrano le prime delicatissime foglie che, a confronto, quelle delle patate paiono robuste e coriacee.

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Prima uno, poi due, poi tre, ogni giorno, nuove piantine sbucano disegnando forme e colorando i terreni che sottrammo all’abbandono.

Terra fertile che ci nutrirà senza forzature!