Le vigne dei nonni degli altri

Era da un po’ che non scrivevo in prima persona in questo (mio) blog…

L’amico “WildFrank” mentre scava “zoche”

È stato un periodo intenso di faccende e pensieri e ora, finalmente, posso mostrare al mondo cosa abbiamo creato negli anni.

Siamo pronti per uscire allo scoperto, dal nostro tugurio (cantina), e farvi inebriare con lo TZÈRB, il vino Eroico Ribelle!

TZÈRB eRETICO 2018: la nostra prima bottiglia uscita!

Negli anni abbiamo (ho…) recuperato vecchie viti (di Nebbiolo-Chiavennasca e altri vitigni rari e autoctoni di Valtellina), sui terrazzamenti nella zona di Teglio (SO) e le sue frazioni, piccoli appezzamenti, con qualche manciata di piante, sorretti da muri in pietra a secco, spesso avvolti dai rovi e/o del tutto abbandonati.

Sono le Vigne dei Nonni degli Altri, una miriade in numero e piccole in estensione, un frazionamento incredibile, alcune di 200-300 metri quadri, difficilmente più di 2 pertiche (pertica valtellinese = 688 m2) e comunque, poche viti, intervallate da muri, sentieri, zone incolte, un labirinto di pietra, legno, archeologia agricola, opere maestose degli eroi del passato.

Questo scritto è per ringraziare loro, le persone, spesso anziane, che mi hanno dato in gestione le loro preziose vecchie viti.

Molti di loro ora non ci sono più, mi raccontavano che quelle piante furono messe a dimora dai loro avi, che quel Baitèl* l’avevano costruito con loro padre, convinti, e nella speranza che in famiglia qualcuno proseguisse con quest’arte (la passione), sicuri, come è sempre stato fino all’altro ieri, che tutto si sarebbe tramandato di generazione in generazione, come accade da millenni, ormai, qui, in Valtellina, e invece…

Bè, invece dai, finalmente, forse qualcosa sta cambiando, forse si riesce, almeno in parte, a invertire la rotta, inesorabile, del moderno abbandono delle terre alte (questa è più una speranza che la realtà…).

Ringrazio, ovviamente i discendenti di quegli Eroi, che si son fidati di me, lasciandomi in gestione le terre ereditate, cosicché io possa mantenerle vive e attive, sperando che i loro figli (o i figli degli altri), in futuro, le conservino a loro volta…

Spesso, in questi vigneti, ho tenuto gli stessi pali in legno di castagno fatti dai proprietari in tempi andati, sistemato la struttura di sostegno del filare, cambiando o aggiungendo qualche filo di ferro (anch’esso ovviamente di recupero!), ma fondamentalmente ho cercato di custodire le vecchie viti, cercando di fare tagli corretti di ringiovanimento sul legno vecchio, stimolando nuovi flussi linfatici, per poter allungare la vita della vite, mantenendola, o riportandola, in produzione, con l’idea di tramandare quei contorti ceppi, con radici ben aggrappate alla roccia madre, alle future generazioni, senza dover ricorrere, agli ormai troppo frequenti, re-impianti di viti “nuove” (…).

Sono pienamente convinto che, se perdiamo queste ultime antiche viti, il vino del futuro saprà solo di parole!

Altro che Cru, Terroir, salinità ecc ecc, abbandonando o estirpando questi “templi sacri vegetali” stiamo smarrendo, in continuazione e ovunque, un autentico Patrimonio genetico e organolettico che sarà difficile, se non impossibile, ripristinare.

Quindi armiamoci di forza di volontà e proseguiamo il nostro cammino, spesso camminando controvento, in Valtellina (semicit.).

*struttura rustica utilizzata come ricovero attrezzi

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