TZÈRB eRETICO DOC 2018, un ringraziamento alla memoria degli avi

La nostra prima bottiglia uscita allo scoperto, una DOC di ringraziamento.

In famiglia è da generazioni che produciamo vino, il vino dell’autoconsumo, per amici e parenti.
Nasce tutto dall’uva delle vecchie viti di Nebbiolo-Ciuvinasca (Chiavennasca) e degli altri vitigni rari e autoctoni di Valtellina, nella piccola cantina storica dei (furono) nonni dove, praticamente da sempre, si fa il vino.
Tra antiche mura in pietra, in spazi spesso angusti ma favolosi, dove una vita microbica si tramanda, anch’essa, di generazione in generazione.


Gli attrezzi del mestiere sono pressoché gli stessi che i nonni mi hanno lasciato, l’essenziale, tutt’altro che industriale ma profondamente artigianale, nel senso stretto della parola!

Una fascetta “DOC“, un riconoscimento dato dal Consorzio di tutela vini locale, gli stessi di quel sistema per i quali i miei antenati si arrabattavano per una minestra la sera, se andava bene, tante fatiche nelle scomodità del mondo rurale del tempo, un tempo non troppo distante da noi, fino a pochi decenni fa, qui.

Una sorta di premio, un “grazie”, l’omaggio che vorrei donare alla loro memoria, lì nacque, lì ritorna e prosegue, adattandosi ai tempi moderni; da lì il vino TZÈRB parte, esce dalla porta della vecchia cantina e si tuffa del mercato, spesso dopato, del mondo del vino globale.

Le prime 1200 bottiglie, nel rispetto di tutte le norme attuali, dopo anni di personale sperimentazione, sia in vigna che in cantina, senza mai aver fatto corsi di enologia, di sommelierie.

Senza troppi fronzoli, ma una continua e costante voglia di sperimentare e assaggiare, un risveglio dei sensi troppo spesso assopiti, cercando di creare un vino personale,
qualcosa di nuovo, una propria espressione del vino di Valtellina.

Questo è lo TZÈRB eRETICO DOC 2018, da uve surmature di viti in equilibrio, nell’ecosistema vigneto adattato all’ambiente circostante, con visione assolutamente non “estrattiva” ma “conservativa e rigenerativa”.
In cantina, ovviamente lieviti indigeni, lunghe macerazioni sulle bucce per fare esprimere al meglio i poteri organolettici della biodiversità dei vitigni, niente legno di botti poco territoriali, solo acciaio o, dove non posso permettermelo, si usano cisterne di vetroresina.

Dopo 2 anni dalla vendemmia, con circa 2 travasi all’anno, senza filtrazioni, chiarifiche o additivi enologici, va in bottiglia dove prosegue il naturale affinamento.
Gradazione alcolica di 14% vol/alc e senza solfiti aggiunti, SO2 minore di 10mg/litro.
E ora, finalmente, ce lo si può godere alla luce del sole, nei locali, con vecchi amici e con i nuovi conoscenti, appassionati della nostra micro realtà;
consapevolmente micro e desiderosa di rimanere qui, nel piccolo borgo di Pila Boscarini, sempre felice di accogliere nuovi amici nel luogo di origine.

Sui social ci trovate come “Orto Tellinum genuino alpino”