guarda questa patata

Il Manifesto della Patata

Tellincamuno

Guarda questa patata, osservala bene, sottile, oblunga, deforme, con le incavature, antipatica da sbucciare e tagliare, e capirai perchè molti non la coltivano o perchè non la si trova facilmente in commercio, la gente è attirata dal colore e dalle forme inusuali per questo le ricerca, anche se molti poi non la richiedono più, altri invece assolutamente no, vogliono varietà più tradizionali, bè! anchio mi chiedo a volte perchè mi ostino a coltivare queste patate particolari; “scomode”, sono impegnative ognuna di queste varietà ha i propri difetti; forma, problemi di conservazione, virosi, poco produttive, a differenza di quello che pensano alcune persone, non è così semplice riprodurre le proprie patate di anno in anno, e negli ultimi decenni gli agricoltori hanno perso la capacità di produrre buoni tuberi da semina, la riproduzione amogana porta il tubero ad una degenerazione in pochi anni se le cose non sono fatte…

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Al via il Corso di viticoltura eroica valtellinese 2018

“Tramandare un’arte con millenni di storia”

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L’idea nasce qualche anno fa, dopo che due nuovi amici, che non avevano mai preso in mano delle forbici da potatura, mi chiesero di insegnar loro come potare e gestire una vigna durante tutto l’anno, fino alla vendemmia e poi come vinificare.

Così, negli anni successivi, mentre i due ora si producono vino per autoconsumo, recuperando vecchi vigneti abbandonati e vinificando in una delle tante cantine che, purtroppo, andrebbero in malora, siamo partiti con il progetto di un vero e proprio corso, per rispondere all’esigenza di molti neofiti o appassionati che, evitando il continuo abbandono delle terre alte, si sono messi di buona lena a tagliare tralci, falciar erba, sistemare germogli di vite, accarezzare grappoli rigonfi e così via…

In questi anni, da due ragazzi, siamo passati a dieci e ora, ancora qualcuno in più, che gestiscono, con più o meno dedizione, qualche ettaro di vigneto, salvaguardando secolari viti di Nebbiolo – Ciuvinasca che, altrimenti, verrebbero trascurate o, ancora peggio estirpate, con la conseguente perdita di un Patrimonio unico e sempre più raro.

Ps. Sapete che le nuove piante di vite durano spesso solo pochi decenni?!

Questo è un progetto che parte dal basso, intendo che scaturisce dal profondo amore che nutriamo per la nostra terra e quindi ci impegniamo costantemente per tutelarla. Ci autofinanziamo con le nostre energie per diffondere e portare avanti un Patrimonio di tutti ma, che spesso molti, non vedono o ignorano.

Sì, ci vuole forte spirito e desiderio di faticare, ma la gratificazione nel degustare i frutti delle nostre passioni ci riempie di godimento e ci da l’energia per proseguire.

Per chiunque volesse avvicinarsi a questa e altre arti che la Valtellina, terra ricchissima di potenzialità, ci offre, noi siamo qua.

Molte delle attività artigianali sono collegate al lavoro della terra, pensate ai mastri bottai, che un tempo selezionavano i castagni adatti per eseguire tini e botti, oggetti unici e che ora, purtroppo si importano dalla Francia dove sono fatti con il legno di Slavonia, solo perché costa meno… sì ma il vino territoriale valtellinese che stagiona in botti del genere, che vino del territorio è?  Pensiamo a i mastri costruttori di muretti in pietra a secco, una zona come questa dove senza cemento non si è più in grado di costruire (se non in alcuni rari casi), il cemento dopo 80 anni inizia a disgregarsi e con se porta a valle tutte le pietre e quindi i muri crollano o, comunque, non durano più secoli come un tempo.

Si è perduta (o, meglio, si sta perdendo) la memoria, non si parla di nostalgia del passato, tutt’altro! Ma arti, lavori e mestieri sono lì, e sono lì per lì per essere smarriti per sempre, attiviamoci! E non vengano a dire che non si trova il lavoro… il lavoro è qui, lì, ovunque, non serve neanche inventarselo! e neppure aspettare che qualcuno te lo offra o, tanto meno, te lo cali dall’alto.

La nostra missione è di ricevere ciò che di buono abbiamo ereditato dagli antenati, reinterpretarlo in chiave attuale e tramandarlo alle future generazioni.

Ringraziamo molto Emanuele Del Curto che, con il suo centro di didattica e formazione Aletheia, permette lo svolgimento del corso. (https://www.facebook.com/Aletheia-1662491397317881/)

A presto, ci vediamo in vigna!

l’inverno sta arrivando…

Tellin Camuno, uno di noi!

Tellincamuno

L’inverno sta arrivando, motto di casa Stark, “le cronache del ghiaccio e del fuoco”.

Ma uno cosa fa in inverno? molti me lo chiedono? a parte starsene davanti al fuoco con i gatti accoccolati sulle ginocchia, contare i fagioli e fare il calcolo di quanti milioni di euro si guadagnerà l’anno a venire, c’è sempre da fare nei campi in base ai progetti che uno ha in testa per l’anno venturo, ad esempio io metterò miliaia di fagioli, una delle cose che più mi eccita nelle mie scorribande è trovare una boscaglia di sanguinello, a quel punto mi prende un sussulto, un moto di esultanza, il paradiso dei coltivatori di fagioli, ecco cosa faccio durante la stagione gelida; taglio i tutori per i fagioli, centinaia quasi miliaia, il sanguinello della famiglia del corniolo ha un incredibile attitudine pollonifera, inconfondibile grazie al fusto di colore rossiccio, il massimo, dopo di lui…

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La storia di una pannocchia che diventò farina

Tre anni fa, quasi per caso, un amico mi diede una pannocchia di mais…

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Era un gesto che rappresentava un prezioso scambio, un simbolo di continuità, qualcosa di prezioso da tramandare.

Di quei semi recuperati, con ricerche continue, scoprimmo si trattava di una varietà locale di Mais rostrato rosso che qualche nostro antenato aveva conservato moltiplicandoli, fortunatamente fino ai giorni nostri (no, non è la pannocchia in foto!).

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La storia del Mais in Valtellina è abbastanza recente, solo verso la fine del XVII secolo s’iniziava a inserirlo nella dieta alpina. Molto più produttivo e facilmente lavorabile rispetto a Grano saraceno, Segale, Orzo, Miglio, Panìco e così via.

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Ovviamente, alla primavera successiva, entusiasti come mai, abbiamo ricominciato a coltivare quei semi rosso-violacei nei nostri campi, terreni fertili sottratti all’abbandono degli anni passati, dove i rovi e le sterpaglie hanno bonificato naturalmente l’ex coltura a vigneto a cui, questi terrazzamenti, erano dedicati fino a pochi decenni fa.

Così, negli anni, da una pannocchia coltivata siamo arrivati ad averne abbastanza per l’appezzamento che avevamo prescelto, un fazzoletto di terra da una una pertica valtellinese (688 m2 circa!).

Le nostre pratiche di coltivazione sono il più possibile naturali e rispettose dell’ambiente e, quindi, della nostra salute e lungimiranti verso il cibo presente e futuro.

Ogni pannocchia è stata raccolta a mano e, eventuali tracce di piralide, diabrotica e altri parassiti, sono state selezionate manualmente con molta cura, gli scarti sono apprezzatissimi dagli abitanti del nostro pollaio.

Focus: “Non basta coltivarsi il proprio orticello per mangiare sano, bisogna sapere che vi sono molte altre problematiche dietro un buon piatto salutare e genuino, chissà se lo sanno gli Chef stellati…”

La buona annata agricola, almeno per quanto riguarda il mais, ci ha permesso di averne in quantità sufficiente per poterne macinare una parte, così da goderne della sua bontà con familiari e amici.

Ora profumate polente inebriano il vicinato, aromi e gusti unici si diffondono nell’aria, fragranze evolutesi parallelamente alle vicissitudini climatiche, alle tipologie di terreno, alle tecniche colturali del passato, con una selezione adattativa lieve e continua nel tempo fatta dall’uomo che dona, all’essere umano stesso, una miriade di composti estratti dalla sua chimica organica, uno vero sfavillio godereccio per i nostri sensi.

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Se vi va di conoscerci e di assaggiare questa e altre nostre produzioni, contattateci!

e seguiteci qui:

http://www.facebook.com/ortotellinum

 

per chi potesse e volesse sostenere le nostre attività:

https://buonacausa.org/cause/coltivare-semi-antichi-di-valtellina-terrazzamenti

 

 

 

Vieni che ti insegno a “pudà, rizzà e stagnà”

Da rimembrare ogni tanto…

camminare controvento (in Valtellina)

Durante l’inverno c’è tempo per riflettere, riordinare la dispensa, potare e insegnare a  potare.

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Alcuni interessati mi hanno chiesto se fosse possibile partecipare alla mia raccolta fondi per il recupero di vigneti abbandonati (http://buonacausa.org/cause/recupero-vigneti-in-valtellina), senza  il versamento effettivo di danaro ma mediante il loro aiuto nei lavori agricoli in cambio d’insegnamento.

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Così, per ora già tre aiutanti, Paolo, Stephen e Stefano, ognuno con alle spalle la propria storia e le personali motivazioni, sono accorsi a seguire le “lezioni”.

Nessuno di loro aveva mai praticato quest’attività, dapprima si è iniziato con vere e proprie lezioni teoriche in vigna. I banchi di scuola sono state le piante di un vigneto abbastanza trascurato, i testidi studio erano le ore in cui, al gelo invernale di Piateda, mostravo le caratteristiche delle spettrali vigorose viti e le forbici erano le penne con cui scrivere le nostre trame su quei vecchi legni…

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“Ritorno in Valtellina per dedicarmi alla viticoltura eroica, camminando controvento”

5 MINUTI PER L'AMBIENTE

Biodiversità e sostenibilità, agricoltura alpina, creatività dei popoli di montagna, cibo genuino e molto altro ancora. In Valtellina un gruppo di liberi pensatori ha deciso di passare all’azione e si è messo in cammino… in salita, controvento ma con il sole in faccia e il sorriso in volto. La storia di Jonatan.

jonatan001Jonatan Fendoni, trentun anni, valtellinese, trasferito a Milano per studiare, da sei anni è tornato a casa, tra le sue montagne, per riprendere il lavoro del nonno e dedicarsi alla terra. Insieme a lui un gruppo di amici riscopre tecniche antiche e applica nuovi saperi all’agricoltura e alla viticoltura, in un luogo in cui la natura è davvero impervia, ma solo se non la sai ascoltare. Terrazzamenti costruiti pietra su pietra, rupi su rupi, labirinti di viti, scalette di roccia, pendenze ripide, gradini piccoli e scoscesi, in Valtellina l’agricoltura non è per niente facile… “e non è…

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storie di semi

Così parlo il Tellin Camuno…

Tellincamuno

I semi da milllenni accompagnano la storia dell’umanità, degli spostamenti e delle migrazioni dei popoli, in tempo di guerra e in tempo di pace, io amo seminare e coltivare, amo la storia fin da piccolo, soprattutto amo le storie piccole, quelle delle persone normali, moltiplicando un  seme porto avanti una storia, iniziata chissà dove e chissà quando, la arricchisco ancora di più, quando una persona mi dona dei semi è sottinteso che io voglia saperne di più; “i tuoi nonni da quanto la coltivavano?” “dove reperirono i semi?”, più che aver perso varietà abbiamo perso le storie, non mi prodigherò poi nel mantenere questa varietà in purezza, mi importa di più la sua contaminazione ricevuta attraverso secoli, perchè non era una preoccupazione dei nostri avi mantenere, a loro premeva produrre cibo, io lascerò che si contamini ancora, sono un coltivatore oltre che un custode, la chiamo evoluzione, racconta la…

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